Oggi, venerdì 7 giugno, alle 18.00 presso Le Fate Café (la cui direzione artistica è del musicista Carlo Muratori), in Via Sac. Giovanni Di Giacomo, 20 a Ragusa, presenterò il mio ultimo romanzo "Se avessi previsto tutto questo – In cerca d'amore nella Catania di fine millennio" (Edizioni Il Foglio).
In cerca d'amore nella Catania di fine millennio
(Edizioni Il Foglio)
"Un romanticismo temperato da un sense of humor crudele...
un giovane Werther metropolitano
sperduto in una Catania che tenta di rinascere" (La Repubblica)
Il blog del nuovo romanzo di Luca Raimondi
venerdì 7 giugno 2013
martedì 4 giugno 2013
ALESSANDRO IDONEA E LUCIA FOSSI INTERPRETANO UN BRANO DI "SE AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO": IL VIDEO
E' il 17 maggio e siamo a Catania, in via Etnea, nel bistrot della Feltrinelli Libri & Musica. Nel video caricato su Youtube, i giovani attori Alessandro Idonea e Lucia Fossi leggono un brano tratto dal capitolo 18 di "Se avessi previsto tutto questo". Il protagonista del romanzo, Carlo Piras, ha un acceso confronto con la cugina che ha piazzato le tende nel suo monolocale catanese. Lui è attratto da lei e lo ha dimostrato in modo un po' anomalo, leccandole un orecchio durante la notte. E adesso? Che succederà mai?
Figlio d'arte (suo padre è Gilberto Idonea, colonna del teatro catanese, reso celebre da numerose apparizioni cinematografiche e televisive), Alessandro Idonea si è formato alla Scuola d'Arte Drammatica Umberto Spadaro del Teatro
Stabile di Catania diretta da Lamberto Puggelli. Ha recitato in numerose rappresentazioni, una delle più recenti è "Paparino", di cui ha firmato anche la regia.
Lucia Fossi, diplomatasi anche lei presso la stessa scuola del Teatro Stabile, oltre a partecipare a commedie teatrali, spot e cortometraggi, è stata protagonista di una puntata di "Amore criminale", la trasmissione in onda su Rai3.
domenica 2 giugno 2013
I LINK AGGIORNATI PER ORDINARE IL ROMANZO SU INTERNET
Oltre a richiederlo in libreria, è possibile acquistare il libro on line.
Personalmente, acquisto da anni su internet (in particolare su Ibs.it) e non me ne sono mai pentito. I libri arrivano in tempi abbastanza rapidi (salvo che si tratti di titoli di difficile reperibilità), per di più direttamente a casa e con lo sconto del 15%. In buona parte dei casi non si pagano spese di spedizione, purché vi sia un minimo di spesa.
Ecco invece i link diretti alle schede del romanzo sui principali rivenditori sul web:
Ecco invece i link diretti alle schede del romanzo sui principali rivenditori sul web:
LA COLONNA SONORA IDEALE PER IL MIO ROMANZO
Nelle recensioni di critici e lettori sono spesso evidenziati i riferimenti musicali inseriti in "Se avessi previsto tutto questo", quasi tutti inerenti l'epoca in cui è ambientato, che si intuisce essere l'anno accademico 1995/1996. Le eccezioni più evidenti sono i brani di Bob Dylan e di Guccini, dalla cui canzone "L'avvelenata" proviene l'endecasillabo che io e l'editore abbiamo scelto per il titolo: evidentemente a entrambi piace fare cose bislacche...
Ho quindi trascritto quella che si può considerare la "colonna sonora" ideale per accompagnare la lettura del mio romanzo. Scaricatevi (legalmente, eh!) tutti questi mp3 e inseriteli nell'Ipod, nello stereo o dove volete, prima, durante o dopo la lettura. A cominciare da "Creep" (citata in apertura di romanzo), "Bang and blame" e "1979", che ascoltavo a ripetizione mentre scrivevo.
Brani internazionali:
"Creep" - RADIOHEAD
"Bang and Blame" - "What's the frequency, Kenneth" - R.E.M.
"Smells like teen spirit" - NIRVANA
"74-75" - CONNELS'
"Miss Sarajevo" - PASSENGERS
"Free as a bird" - BEATLES
"Wonderwall" - OASIS
"The Universal" - BLUR
"Free to decide" - CRANBERRIES
"Black hole sun" - SOUNDGARDEN
"1979" - SMASHING PUMPKINS
“Sweet Harmony” - THE BELOVED
"Ballad in Plane D" - BOB DYLAN
"L'ombelico del mondo" - "Penso
positivo" - "Un ragazzo fortunato" - JOVANOTTI
"Il volo" - ZUCCHERO "SUGAR" FORNACIARI
"Il grido" - UMBERTO TOZZI
"In vacanza da una vita" - IRENE GRANDI
"Destinazione paradiso" - GIANLUCA GRIGNANI
"Amore di plastica" - CARMEN CONSOLI
"Mi viene un brivido" - DENOVO
“Liberi, liberi” - VASCO ROSSI
"Caffè de la Paix" - FRANCO BATTIATO
"L'avvelenata" - FRANCESCO GUCCINI
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RECENSIONE DI LUCA MENICHETTI PUBBLICATA SU "LANKELOT"
Sul portale dell'associazione culturale "Lankelot", un vero e proprio caffè letterario on line, Luca Menichetti analizza il mio romanzo. Trovo condivisibile un po' tutto quello che ha scritto e noto che è già la seconda volta che viene usato l'aggettivo "barocco" per definire il mio stile in alcuni passaggi della narrazione (già Giuseppe Condorelli l'aveva utilizzato nella presentazione catanese), ma del resto un romanzo ambientato a Catania e scritto da un abitante della provincia di Siracusa, poteva non avere qualcosa di barocco? Quell'aggettivo, riferito alla letteratura anziché all'architettura, ha assunto connotazioni negative: e fortuna che, mi informa Wikipedia, nella seconda metà del '900 si è assistito a un progressivo recupero della letteratura barocca, ad opera di alcuni importanti critici come Giovanni Getto, Marzio Pieri e Giovanni Pozzi.
L'efficace incontro col micidiale e sprezzante barone universitario a cui si riferisce il critico lo potete leggere qui: http://seavessiprevisto.blogspot.it/2013/05/il-boss-e-la-matricola.html
Riporto il testo della recensione:
| Chiesa della Badia di Sant'Agata: il barocco a Catania... |
"Onestamente non ricordo come sia stata definita quella corrente letteraria (c’è però chi metterebbe il “letteraria” tra virgolette) che ha fatto capo a Brizzi e a tutti quegli autori che scrivevano dei loro sfigatissimi coetanei. Comunque si sia chiamata, visti certi risultati non proprio strepitosi anche se confortati da un grande successo di vendite, è plausibile che alcuni lettori, quelli meno sensibili al mainstream, nel leggere di un nuovo romanzo italiano “generazionale” e con protagonisti appunto giovani, tardo adolescenti, possano rimanere un po’ diffidenti. Diffidenza comprensibile, ma che poi non è il caso di generalizzare. Non mi pare sia il caso di farlo con “Se avessi previsto tutto questo”, l’ultima opera di Luca Raimondi, giovane scrittore siciliano che ha al suo attivo già un buon numero di saggi e romanzi. Anche il sottotitolo “In cerca d’amore nella Catania di fine millennio” potrebbe far pensare a qualcosa di sentimentale e mieloso, una versione sicula di Liala; ma anche in questo caso è bene andare oltre le apparenze.
Protagonista del romanzo di Raimondi è Carlo Piras, matricola di filosofia all’Università di Catania verso la metà degli anni ’90: figlio unico, diplomato all’istituto alberghiero, aspirante e svogliato scrittore, ha scelto, non si come mai, di abbandonare un percorso che lo avrebbe portato diritto in una cucina per votarsi, con poca convinzione, allo studio di Hegel e di Kant. Proveniente da Siracusa, dove la vita scorreva placida e senza particolari emozioni, il nostro Piras si ritrova a dover combattere un fastidioso senso di solitudine, forse soltanto immaginato, malgrado viva adesso in un ambiente che trabocca di studenti e coetanei.
La storia, che si riconosce ambientata almeno venti anni fa grazie ai frequenti riferimenti musicali, descrive le nevrosi adolescenziali e post-adolescenziali di questo ragazzo un po’ sperso e molto perplesso, e, se vogliamo proprio buttarla sullo psicologico, la sua voglia, contrastata da una cronica apatia, di trovare delle relazioni finalmente gratificanti: soprattutto una relazione sessuale soddisfacente e duratura. Quel riferimento nel titolo alla “ricerca d’amore”, nel corso del romanzo e salvo l’epilogo caratterizzato da toni più sentimentali, ci appare semmai una ricerca di amore carnale; per non voler usare termini più espliciti e, volgendo lo sguardo alla letteratura e alla Sicilia, coerenti col gallismo felicemente descritto da Brancati. Soltanto che il nostro Carlo Piras ci viene descritto come un aspirante don giovanni, non un don giovanni effettivo, in realtà campione di rimbalzi, uno di quelli che alla domanda “cosa collezioni”, se sono sinceri, ti rispondono: figure di merda.
Quindi, al di là della presenza di alcuni elementi autenticamente autobiografici (l’ambientazione catanese, l’Università, le aspirazioni di scrittore), appare piuttosto logica la precisazione di Raimondi nelle note finali: “questo non è un romanzo di memorie autobiografiche, ma per dieci anni ho davvero vissuto tra Siracusa e Catania. Nel capoluogo etneo, a cominciare dal 1995, ho frequentato l’Università, conquistando due lauree e un master. Certamente quell’esperienza mi ha fornito lo scenario e molti spunti di riflessione, tuttavia è mio dovere precisare che questo romanzo è frutto della mia fantasia” (pag. 233).
Un curriculum quello di Raimondi che appare brillante e che non sembra aver molto a che fare col pur simpatico e immaginario Carlo Piras, studente che abbiamo già detto mostrarsi poco convinto delle sue scelte e assai imbranato, incupito tra la sua insonnia, lezioni universitarie astruse, bocciature all’esame di guida e soprattutto le donne, cugina compresa, che gli sconvolgono la vita e gli ormoni.
| La Chiesa di San Benedetto sorge in Via Crociferi, ed è considerata fra i migliori esemplari del barocco catanese |
“Se avessi previsto tutto questo” è romanzo con una trama magari esile, costruito in gran parte mediante una successione molto teatrale di dialoghi e brevi botta e risposta privi di invadenti descrizioni da parte dell’autore; mentre in altri momenti l’evidente desiderio di Raimondi di esprimere tutta la complessità delle elucubrazioni post adolescenziali rischia di rendere un po’ sovrabbondanti di aggettivi e barocche le descrizioni degli stati d’animo e degli incubi del protagonista. Sicuramente, nella loro ironia, più efficaci e spontanei i dialoghi tra studenti allupati rispetto agli intermezzi onirici di Piras.
Elementi che però non mi pare mettano in ombra la sostanziale leggerezza dell’opera e i frequenti spunti umoristici (efficace l’incontro col micidiale e sprezzante barone universitario) che evitano il rischio di eccessivo sentimentalismo e quello di prendersi troppo sul serio. Lo dimostra la stessa conclusione del romanzo, con Piras che è vero, dopo pagine e pagine da apatico allupato, ci appare vincente nella sua ricerca di una stabile compagnia femminile, ma grazie ad un piccolo tradimento ed alla disponibilità di una traditrice.
Non ci stupiremo di incontrare nuovamente Carlo Piras tra le righe di un altro romanzo, magari più cresciuto e finalmente don giovanni autentico."
venerdì 24 maggio 2013
UNA RECENSIONE DI MARINA BISOGNO SUL "CORRIERE NAZIONALE"
Apprendo soltanto oggi che domenica scorsa, nell'inserto "Scritture e pensieri", a cura di Stefania Nardini, allegato al "Corriere Nazionale", è apparsa una recensione del mio romanzo "Se avessi previsto tutto questo"". L'autrice del breve articolo è Marina Bisogno, che mi rimprovera, se di rimprovero trattasi, "l'uso di una lingua grossolana senza ricercatezze letterarie". Vero, ma occorre fare alcune precisazioni: come la recensione nota subito dopo, infatti, "si gioca tutto sulla storia che si snoda tra i dialoghi per raccontare le esperienze di una generazione di passaggio". Ovvio che, essendo il romanzo basato sui dialoghi di alcuni diciottenni (peraltro in buona parte provenienti da istituti professionali), il linguaggio non poteva certo essere aulico... in questo senso ho fatto mio l'insegnamento di Massimo Canalini. L'editore di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" (romanzo che, anche giustamente, è stato accostato al mio), si trovò a leggere il mio esordio, "Cerniera lampo", quando ancora era inedito. Era proprio, vedi il caso, la metà degli anni '90 in cui è ambientato il mio ultimo romanzo.
"Cerniera lampo" (che sarebbe uscito nel '96 per le ormai defunte Edizioni dell'Ariete, con prefazione di Alessandro Quasimodo e Danilo Ruocco) non lo convinceva, non al punto di pubblicarlo. A differenza della totalità degli altri editori, non aveva però cestinato il romanzo, non mi aveva mandato una lettera prestampata di rifiuto...no, mi aveva telefonato a casa! Per due ore o giù di lì! Rimproverava a me e al co-autore (Joe Schittino) un linguaggio troppo elevato, ricercato, asseriva che non era così che parlavano i ragazzi. Ed era vero. Mi diede anche una carrettata di buoni consigli, mi suggerì un prezioso itinerario di letture, insomma, mi diede i primi stimoli per cominciare a pensare a quello che poi sarebbe diventato "Se avessi previsto tutto questo". Un libro che ha attraversato una miriade di stesure: insomma, giungere a quella "lingua grossolana", abbandonando le "ricercatezze letterarie" del tutto fuori luogo in quel contesto narrativo giovanile, mi è costato molto lavoro, studio e ricerca.
Questo comunque il testo integrale dell'articolo:
"In una Sicilia palpitante di umori gli anni Novanta scoloriranno presto nell’alba del Duemila, mentre la radio passa “Amore di plastica” di Carmen Consoli. È lo sfondo, con una patina di nostalgia, di “Se avessi previsto tutto questo” (Ed. Il foglio) di Luca Raimondi, scrittore siciliano già autore di diversi romanzi. Sotto il cielo dei suoi stessi sogni, Carlo Piras, aspirante romanziere, da buon diciottenne naviga nei suoi giorni fatti di studio, amici e qualche palpito, fino ad un epilogo meno tragicomico e più romantico. Il libro, imperlato di chicche musicali, esibisce una lingua grossolana senza ricercatezze letterarie. Si gioca tutto sulla storia che si snoda tra i dialoghi per raccontare le esperienze di una generazione di passaggio" (M.B.).
Link originale: http://www.corrierenazionale.it/component/content/article/243-culture-new/scritture-a-pensieri/letture/99418-Le-note-di-una-canzone-refrain-generazionale
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| Copertina di "Cerniera lampo"(1996): l'immagine era di Salvatore Fiume |
Questo comunque il testo integrale dell'articolo:
"In una Sicilia palpitante di umori gli anni Novanta scoloriranno presto nell’alba del Duemila, mentre la radio passa “Amore di plastica” di Carmen Consoli. È lo sfondo, con una patina di nostalgia, di “Se avessi previsto tutto questo” (Ed. Il foglio) di Luca Raimondi, scrittore siciliano già autore di diversi romanzi. Sotto il cielo dei suoi stessi sogni, Carlo Piras, aspirante romanziere, da buon diciottenne naviga nei suoi giorni fatti di studio, amici e qualche palpito, fino ad un epilogo meno tragicomico e più romantico. Il libro, imperlato di chicche musicali, esibisce una lingua grossolana senza ricercatezze letterarie. Si gioca tutto sulla storia che si snoda tra i dialoghi per raccontare le esperienze di una generazione di passaggio" (M.B.).
Link originale: http://www.corrierenazionale.it/component/content/article/243-culture-new/scritture-a-pensieri/letture/99418-Le-note-di-una-canzone-refrain-generazionale
lunedì 20 maggio 2013
INTERVISTA A CURA DI ANGELA ROSALIA DIGRIGORIO PUBBLICATA SU "LIVE UNICT"
"Catania, Piazza Università, aula 3 Palazzo Centrale, studenti in attesa di professori un po’ ritardatari e Carlo Piras, uno studente in cerca di un’identità. Una ragazza, un incontro. Ma questo è solo uno dei tanti che costelleranno l’esperienza di Carlo. Tra università, serate, amici e colleghi, quello di Carlo è un lungo viaggio attraverso la scoperta della vita, dell’amore, del vero amore. Un viaggio che si districa tra mille ostacoli e improbabili riconciliazioni, in una Catania di fine millennio che oggi non potrebbe essere più attuale di così.
Dopo una splendida interpretazione di qualche pagina del romanzo da parte degli attori Alessandro Idonea e Lucia Fossi, il professore Giuseppe Condorelli è passato alla presentazione del libro, sottolineando la particolarità di una storia mai banale e ben costruita; accompagnata anche da una colonna sonora, dai R.E.M, ai Radiohead, fino a Jovanotti.
Luca Raimondi, giovane scrittore e anche regista, giunge al suo quarto romanzo, dopo una serie di lavori, dalle tesi delle sue due lauree, una in Filosofia e una in Scienze dell’Educazione, vari saggi e cortometraggi, oggi ci presenta ‘Se avessi previsto tutto questo. In cerca d’amore nella Catania di fine millennio’.
-La figura di Pasolini è stata molto presente nei tuoi lavori fin dagli inizi, cosa rappresenta per te?
‘Io ho avuto da sempre due passioni fondamentali nella mia vita: una per il cinema e una per la letteratura che si sono spesso sovrapposte ma mai annullate a vicenda; poi da grande amante di cinema ho cercato un coinvolgimento anche attivo, sopratutto quando si è giovani e ci si sente onnipotenti, ho cercato anche di fare il regista. Il caso di Pasolini è particolare, tutto sommato si ricollega a questo libro, non per l’argomento, che non ha nulla a che vedere con Pasolini, ma perché lui proviene proprio dal mondo universitario in cui è ambientato il libro, e su Pasolini ho fatto la mia tesi di laurea, l’ho scoperto all’università, prima avevo visto solo qualche film, quindi è solo grazie all’università che ne ho fatto argomento di studio e studiandolo mi ci sono appassionato, tanto che anche la mia seconda laurea, in Scienze dell’educazione, è basata sulla sua figura in una chiave più pedagogica. Quando ci si appassiona si viene poi catturati, nel senso di curiosità intellettuale, non di emulazione, perché mai ho provato a emularlo in alcun modo, seguo degli stili e delle poetiche ovviamente mie, però è stato una palestra intellettuale; se proprio devo trovare un’affinità è proprio questa sua tendenza ad essere un artista a tutto tondo, la sua versatilità nel passare dal cinema, alla letteratura, alla poesia, al saggio; ecco ho cercato anche io nel mio piccolo di essere multiforme, di esplorare, di scegliere di volta in volta lo strumento più adatto a rappresentare una storia o cogliere un determinato momento della società in genere.’
-Ecco tra questi due strumenti, la scrittura e il cinema, non ce n’è uno in particolare che prediligi?
‘No, a seconda dei momenti, ci sono delle cose che vengono colte meglio da una macchine da presa, altre che preferisco raccontare con la penna, un modo più immediato, mentre costruire una situazione di tipo cinematografico è molto impegnativo, a volte devo dire che perde la spontaneità della creazione; mentre la scrittura è più immediata, poi può non essere diretta la pubblicazione, però il momento creativo è diretto, immediato, senza filtri; sicuramente per un artista è sempre fondamentale la scrittura, anche se uno fa teatro, cinema, la scrittura è sempre il primo momento, anche nell’ambito del cinema, del teatro si parte dalla scrittura, a volte lì si ferma, altre volte va avanti, poi ci sono delle cose che si devono fermare, altre che vanno avanti con buoni risultati. Però ultimamente ho riscoperto il piacere della scrittura e probabilmente nei prossimi anni mi concentrerò più su questo che su altro.’
-Il romanzo è ambientato a metà degli anni ’90. Sicuramente per i temi che tratta è molto attuale. Come mai però hai scelto proprio quel periodo e non i nostri giorni, sicuramente più ricchi di spunti?
‘I temi legati all’adolescenza, che è poi l’argomento che volevo trattare e che ho già affrontato in altri romanzi, è un periodo a cui sono molto legato e affezionato, di cui ho molti ricordi ed emozioni, ecco perché ho preferito riferire l’adolescenza per come l’ho conosciuta io, anche se mi rendo conto di essere un po’ indietro rispetto all’attualità; il mondo è un po’ cambiato, ci sono cose proprio mutate, sopratutto nel campo dei sentimenti, perché comunque ora c’è anche la mediazione, favorevole o sfavorevole, non sta a me dirlo, della tecnologia che cambia quanto meno il sorgere delle relazioni. Per togliere l’aspetto memorialistico o nostalgico al romanzo, ho utilizzato il tempo presente come se fosse una cosa che accade adesso, come una sceneggiatura cinematografica, immediata, proprio per togliere tutto il tempo che è passato. Ho preferito adoperare uno stile che desse proprio l’immediatezza della narrazione, il senso di attualità, perché comunque tolte le differenze tecnologiche o quelle legate allo scenario politico,leggermente accennato, fondamentalmente i dubbi, le angosce, il senso di solitudine dell’adolescenza poi sono sempre quelli, venti anni fa come oggi.’
-Nei tuoi lavori si scorge molto provincialismo, cosa ti lega alla Sicilia, come scenario dei tuoi lavori?
‘Parlo del viaggio che compie un ragazzo che viene dalla provincia e si trova proiettato, per motivi di studio, da questa realtà a quella sicuramente più variegata di una Catania particolare, quella degli anni 90, in cui l’università era cambiata ed era diventata quella che è ancora oggi, un’università di massa con tantissimi studenti che stentano a conoscersi tra loro, che non conoscono gli insegnanti o hanno un rapporto appena appena accennato; quindi lui si imbatte in una realtà molto diversa, ma si imbatte anche in aspetti positivi, legati alla conquista di uno spazio di libertà che non ha avuto in precedenza, visto che viveva con i genitori. Invece ora si ritrova a formarsi autonomamente. Certo fa tantissimi errori, se vogliamo il libro è proprio la cronaca di questi spietati errori che compie in questo tragitto, perché va un po’ a tentoni, per raggiungere poi il suo scopo principale, quello della conquista del primo amore, visto che è arrivato a 18 anni senza aver mai avuto una storia, tipico di quei ragazzi un po’ ‘bamboccioni’ che non ci sanno proprio fare o che non hanno avuto occasioni. Quindi è un viaggio all’interno di un mondo diverso, ma anche un viaggio all’interno di se stesso, con tutti quei dubbi, tormenti e tutte le sue goffaggini. L’approdo è chiaramente il primo amore…che senza togliere la sorpresa a nessuno…alla fine, incontra, semmai è bello vedere in che modo, è come un giallo, perché incontra tante ragazze, e quale di queste sarà quella giusta? La compagna di classe di cui era da sempre innamorato, la cugina che gli si istalla in casa, quella che abborda all’università? Un vero giallo sentimentale'.
‘Io sarei poco onesto nel dire che ho scritto questo romanzo pensando a qualcuno in particolare, o a un pubblico specifico; personalmente scrivo sempre quello che mi piacerebbe leggere, cerco di colmare dei vuoti che ci possono essere nella narrativa che leggo; magari non trovo una storia in cui posso trovare quello che cerco, e allora me la scrivo. Devo dire che da un po’ di tempo , quando ho scritto questo romanzo, che risale a diversi anni fa, stentavo a trovare dei romanzi che trattassero questo argomento. Credo che la prima stesura risale a prima del ‘fenomeno Moccia’; fino a quel momento, in cui ho preso la decisione di scriverlo, il massimo che si era fatto, in Italia, nel campo dell’esplorazione della tarda adolescenza poteva essere ‘Jack frusciante’ di Brizzi,ma che comunque si riferisce a un periodo precedente dell’evoluzione del ragazzo. A parte pochi esempi non trovavo storie in cui veramente potessi ritrovare le cose che avevo provato nell’età adolescente, quando ero a Catania. Avevo bisogno di leggere questa storia e allora l’ho scritta!"
ANGELA ROSALIA DIGRIGORIO
link originale: http://catania.liveuniversity.it/2013/05/in-cerca-damore-nella-catania-di-fine-millennio-luca-raimondi-ci-racconta-il-suo-nuovo-romanzo/
sabato 18 maggio 2013
L'INCIPIT DEL ROMANZO: IN UN LONTANO GIORNO DEGLI ANNI OTTANTA...
"In un lontano giorno degli
anni Ottanta, un giovanissimo Carlo Piras usciva da scuola assieme a Egisto
Falchetti, suo compagno di banco e amico. Cercava di distrarsi, voleva
distogliere lo sguardo dalla carnagione scura mediorientale del viso rubicondo
di Egisto, voleva evitarne l’alito contaminato dalla cipolla del trancio di
pizza ruminata durante la ricreazione, voleva chiudere le orecchie per non
ascoltarne le mentecatte esclamazioni ogni volta che gli scorreva davanti quel
modello di automobile di cui era estimatore.
I nonni, i padri dei suoi
genitori, i maschi esperti e segnati dalla vita, non avevano avvertito il loro
amato nipotino Carlo. Non gli avevano detto nulla, forse non avevano fatto in
tempo, forse erano morti troppo presto - no, troppo brillanti per farsi
cogliere di sorpresa. Possibile che non presentissero l’imminente e quasi
contemporanea fine? Perché prima di partire per l’altro mondo non avevano
erudito il loro nipote prediletto riguardo a un argomento così importante? E
senz’altro doveva essere importante, a giudicare da come ne parlava Egisto.
Possibile che un tredicenne ne sapesse più di nonno Calogero sessantenne e
nonno Fernando settantenne? No, non era possibile. Loro avevano taciuto. Acqua
in bocca Calo’, acqua in bocca Ferna’: parliamogli invece della morte e
facciamogli capire quello che ci sta per succedere e quello che succederà pure
a lui, così sarà consapevole e non
verserà una lacrima al nostro funerale, perché chi sa non piange e si rassegna.
Tanto verrà Egisto Falchetti
a confidargli che esiste il sesso e
tutto quel che ne consegue e le ragazzine, Calo’, te le ricordi le ragazzine?
Mi ricordo le passerine, Ferna’, eccome se mi ricordo l’odore, quell’odore. In Etiopia mi ricordo la passerina di un’indigena dodicenne, rosa
sparato su sfondo nero, mi ricordo eccome, ma non diciamoglielo, al nostro
Carlo, è ancora immaturo. Non lo filerà nessuno, le ragazzine sono delle
paracule infinite e si comportano da stronze con i coetanei, ti ricordi Calo’,
ti ricordi Ferna’? Anche noi eravamo bruttini, ma poi divenimmo dei dongiovanni
casanova latin lovers e slap slap fuck fuck fumetterebbero oggi i giovani… ogni
cosa a suo tempo, la fortuna si rivela poco a poco e Carlo è già un ragazzo
fortunato. Perché la fortuna operi anche nel settore sentimentale e personale è
bene attendere ancora e lasciare a Egisto e a chi verrà dopo di lui il compito
di fare di Carlo un uomo vincente. Ora è tardi Calo’, è proprio tardi Ferna’, è
ora di andare, buonanotte Calo’,
buonanotte Ferna’.
Proprio così. Il giorno in
cui Egisto Falchetti si fidanzò con Tiziana Carnevale, una ragazza di qualche
anno più grande, ed ebbe modo di conoscere e approfondire e decantare le cose assurde ma meravigliose che aveva fatto con lei nella sua cameretta tappezzata
di foto dei Duran Duran, fu il giorno in cui Carlo odiò i suoi nonni defunti,
che pure aveva tanto amato in gioventù perché erano stati suoi mentori, e fu il
giorno in cui odiò Egisto Falchetti.
Vicini di casa, quel giorno
rincasavano assieme dopo la scuola, Egisto a passo svelto e agile, Carlo più
lento, a un paio di metri di distanza, lo zaino pesante, la strada in terra
battuta allagata e infangata (ma Egisto sembrava camminarci come Gesù sulle
acque, senza sporcarsi le scarpe, senza subire rallentamenti). Carlo cominciò a
punzecchiare il compagno con un righello da un metro imposto dall’Educazione
Artistica, eh, esercitazioni di prospettiva,
da un punto fermo si dipartono le linee e si crea la prospettiva, e Carlo era un punto da cui si partiva il righello che
molestava Egisto, Egisto che aveva la Tiziana in testa e solo lei e si chiedeva
ma chi cazzo è quel finocchio che mena righelli sulla schiena, ma che cazzo vuoi, perché non ti togli dai
coglioni? disse quando i suoi suddetti coglioni cominciarono a girare
turbinosamente; cominciò a spingere e strattonare e Carlo doveva essere un po’
stordito, non si rendeva neanche conto di quello che stava succedendo.
Esiste un tempo oggettivo e
un tempo soggettivo, è risaputo, e questo frammento di ricordo si ricongiunge
alla mente diciottenne di Carlo in un istante che ne racchiude tanti e tanti
altri. E a ogni buonanotte succede sempre un buongiorno."
Una sveglia che suona.
È l’ora di svegliarsi. E
l’ora di tornare al presente. È l’ora di
andare."
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